Queen Bee

QUEEN BEE
Liquid Paint Manifesto (presented during ART INNSBRUCK 16. – 19. Jänner 2020)

“This age of ours excels in dismantling structures and liquefying models, every type of structure and every type of model, with randomness and without notice”

Zygmunt Bauman, Liquid Modernity

A liquid painting is nothing more than a painting where the fundamental elements “ingredients” of the painting are decomposed without being previously mixed or blended. We therefore find that oxides such as lacquers are free to roam inside the bag together with the liquids. The essential liquids are linseed oil, poppy oil, turpentine essential oil and more.

The possibility of the medium to remain in the liquid state is guaranteed by the hermetic bag in which these fundamental elements are collected. The oxygen present is not sufficient to guarantee solidification and the liquid state is maintained over time.

Characteristic elements of the liquid framework:

1) the real Medium (according to Marshall McLuhan’s logic) is not the painting itself but the plastic bag. It is the sack of the first interface with the viewer, separated from the external space by the internal one. Its transparency allow to see inside, its plastic material instead reflects the external space by melting in and out in a liquid surface.

2) Gravity is an active force, it continuously shapes the relationship between liquid and pigments.

3) Just to contrast and playing with Gravity, neutral objects can be included. In this way the gravitational game becomes unique and unrepeatable.

4) The spectator actively participates in the composition of the work through the mechanical actions that create unique and unrepeatable images.

5) The connections that are created inside the bag must be conceptually always modifiable. In this way, the “ingredients” can maintain their nature over time.

6) The destructuring of the painted canvas, understood in the classical sense, takes place following the schemes of the XML programming language (Extensible Markup Language). In this language, in order to efficiently send a message between web servers, the data are destructured into their fundamental elements: structure, form, content. In this way the data became Liquid.

QUEEN BEE Verona 2020

Susan Weller

SUSAN WELLER

LA POESIA DEI MURI

Due sguardi sull’Italia, due donne che venendo dalla California vedono il nostro Paese con occhi nuovi, due donne che hanno scelto due mezzi espressivi diversi, una la parola e l’altra il colore. Restando entrambe dentro un universo poetico, dentro un mondo espressivo lirico ed emozionante. E in questo omaggio alla cugina poetessa Roberta Spear (1949-2003), Susan Weller compone dipinti dove parola e colore si incontrano. L’Italia per Susan Weller si riflette e si identifica in quello che i suoi muri raccontano. I muri sono stati oggetto della sua attenzione da tempo, non so quando sia iniziato, ma credo che il suo interesse affondi le radici nelle frequentazioni europee, con viaggi e studi che in Susan risalgono ad un’epoca giovanile. Il muro rappresenta l’essenza stessa di quella stratificazione storica che differenzia profondamente la sua cultura di provenienza dalla nostra. Il muro che le interessa non è però quello che ha attirato l’attenzione degli artisti pop, o di nouveaux réalistes come Mimmo Rotella che vi andava cercando per i suoi décollage gli accumuli di manifesti sovrapposti nel tempo. Il muro che le parla è un muro antico, i cui intonaci trasudano storia, dove si intravedono ancora tracce di affreschi, di decorazioni, sono muri cotti dal sole, che fanno parte di una stratificazione architettonica e storica, che imprigionano e restituiscono calore. E se si guarda all’evoluzione dei suoi dipinti in questi ultimi anni, si vede che Susan sembra avere scaldato ancora di più la sua materia cromatica, rendendo anche maggiormente tattile la superficie dei suoi dipinti, quasi sensuale, con l’introduzione di carte che reagiscono diversamente dalla tela sia al colore che alla luce. La carta incollata sulla tela si increspa e non lascia che il colore si distenda in maniera regolare, formando sul suo cammino trasparenze e densità. Il suo mondo è sempre più lontano dall’astrazione e sempre più vicino ad una matericità concreta nella quale si nasconde, in maniera del tutto accidentale come lei stessa spiega affascinata da questa casualità, la bellezza che Susan cerca avidamente con gli occhi.
E ora arriva anche il suo interesse per le parole, che possono essere lettere graffiate, resti di fogli incollati, oppure parole che dalle poesie di Roberta Spear migrano idealmente nella pittura di Susan, trovandovi uno specchio in cui riflettersi. Susan e Roberta si incontrano proprio qui, in quella capacità di “trasformare le cose normali della vita quotidiana in racconti prodigiosi” come spiega Philip Levine nell’introduzione all’ultima raccolta di poesie di Roberta Spear intitolata “Nel mondo che verrà”. “Nel mondo che verrà- aveva scritto Roberta- io sarò quella/ che spalancherà sempre gli scuri verdi incurvati/per far entrare la luce del sole nella stanza[…]”. Di nuovo il sole, quello che cuoce gli intonaci che rapiscono Susan, ma anche quello “che si sta risvegliando nell’alta culla di pietra del Mottarone”.
Camilla Bertoni

Gustavo Diaz Soza

Gustavo Diaz Soza

Nasce il 20 luglio 1983 nella città di Sagua la Grande, Cuba.
All’età di 9 anni la sua famiglia si trasferì a L’Avana. A 15 entra all’Accademia Nazionale di Belle Arti “San Alejandro”. Utilizza tutti i tutti i tipi di materiale che trova a portata di mano, anche quelli rottamati. Lavora e gioca nello stesso tempo. Nel corso di questi anni, prepara diverse mostre personali e riceve giudizi positivi dalla critica cubana e dalla stampa.  E’ coinvolto in progetti di gruppo e partecipa alla preparazione di murales vari. Viaggia anche con altri artisti a Quito, in Ecuador, dove si inserisce in uno spettacolo presso la Cappella di Man, in omaggio al pittore Oswaldo Guayasamín. Si reca anche in Italia dove ha è invitato presso il Liceo Artistico di Torino.

Si è laureato con titolo d’oro nel 2002 e nel 2004 ottiene una specializzazione post-laurea. Inizia a praticare come insegnante di Belle Arti e si trasferisce il suo studio in centro della città. Gustavo inizia la vita come artista freelance. Gustavo è ormai un artista indipendente, che si fa strada lentamente tra i suoi contemporanei. Il resto è storia recente, Lavora a Madrid, Barcellona, San Sebastian, New York e in alcune città della Germania.

Nicola Nannini

Nicola Nannini

Nicola Nannini, nato a Bologna il 6 giugno 1972, frequenta il liceo classico di Cento (Ferrara) e successivamente si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. In seguito si dedica con tenacia all’esercizio del disegno e della pittura, alla riscoperta delle tecniche e dei materiali della grande tradizione e scuola del “secolo d’oro”. Inizia così un viaggio tutto personale nella storia dell’arte, tentando di ricostruire la “forma sfaldata” del Novecento in un percorso tecnico e poetico a ritroso; percorso che lo porta dal Picasso blu e rosa fino a Rembrandt, Velàzquez ed El Greco, passando per Boldini, Carriere, Degas e, soprattutto, per la secessione viennese di Klimt e l’espressionismo austriaco di Schiele e Kokoschka. Particolare attenzione la dedica alla rielaborazione delle teorie spaziali cubiste, soprattutto nelle strutture delle vedute dove unisce più punti di vista simultaneamente, aprendo come una “scatola” città e piazze alla maniera del disegno infantile, non rinunciando alla figurazione classica e al volume.

 Alberto Agazzani

Ferdinando Coloretti

Ferdinando Coloretti

Espone ancora a Verona l’artista Ferdinando Coloretti, che opera dagli anni ’70 a Parigi ma già presente in Italia alla galleria del Naviglio, a Milano e Venezia, e allo Studio S – Arte Contemporanea di Roma.
Dopo un percorso che lo ha portato dalla mitologia alle ricerche sull’identità, presenta ora questo suo nuovo opus influenzato dal tema del viaggio e dalle sue metamorfosi. Cut-up: tagliare a caso è il titolo generale che riunisce collages, fotografie e lavori su tela. Una presentazione come un carnet di viaggio che ci porta dal Cairo a Benares via Tangeri, avendo come piacere la scoperta e come guida l’estrema esigenza. È precisamente nella discontinuità e nella frammentazione che si compie l’unità del suo discorso. Una presentazione bilingue di Paola Azzolini è disponibile in galleria.

Nato a Villaminozzo (Re) nel 1947, Ferdinando Coloretti dal 1969 risiede a Parigi. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Reggio Emilia. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Bologna, poi segue i corsi a l’École Nationale Supériore des Beaux Arts di Parigi abbandonando gli impegni didattici per dedicarsi unicamente all’attività artistica.
Ha costantemente sviluppato un personale itinerario di ricerche artistiche attraverso cicli pittorici. Dal periodo onirico, Metamorfosi, ricerca spiritualeprimo opus, Mandala-Memento Mori, mitologiae il doppio, I giardini di Adone, il Concilio degli dei, identità e l’altro, l’Exil Intime, all’attuale ciclo viaggi, Cut-up, Oracoli e Viatici Pellegrini. I territori inesplorati dell’anima e del viaggio sono oggi la sua nuova forma di energia, dove la scelta della curiosità ha privilegio sull’esperienza e il punto di partenza di un’opera ha altrettanta importanza che la sua realizzazione.

 

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Gianmaria Colognese

Gianmaria Colognese

Negli anni ’60 partecipa a una collettiva tenutasi alla Galleria Notes e alla rassegna nel Palazzo della Gran Guardia organizzata da associazioni universitarie. La frequentazione della veronese Galleria Ferrari offre l’occasione per incontrare artisti italiani tra cui Lucio Fontana ed Emilio Vedova, frequentato a Venezia durante gli studi universitari. Laureatosi in Architettura a Venezia nel 1972, dove ha modo di frequentare le lezioni di Carlo Scarpa e Mario De Luigi, intraprende l’attività di architetto, designer, pittore e scultore. Il viaggio a Chicago e a New York nel 1983, l’amicizia con lo scultore Virginio Ferrari ivi residente offrono stimoli fondamentali per maturare e consolidare una nuova coscienza artistica. Nel 1986, dopo la personale Immagine, Progetto, Tessitura a cura di Luca Massimo Barbero tenutasi alla Galleria Cinquetti di Verona, espone in Svizzera alla Galerie Farel a Aigle con cui proseguirà il rapporto di collaborazione. Nasce in questo periodo l’amicizia con Ugo La Pietra, Alessandro Mendini e Nanda Vigo, con cui parteciperà a molte esposizioni di arte-design. Dopo aver sperimentato la ceramica, nel 1990 propone una selezione di sculture in raku alla Galleria Ricci Oddi di Piacenza. Nel 1993 sperimenta per la prima volta il plexiglas nell’opera Mandala esposta al Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano a Gazoldo degli Ippoliti, nella mostra Le Materie Inventate: la plastica nell’arte, che riunisce lavori tra gli altri di Arman, Bonalumi, Cesar, Gilardi, Munari e Vedova. In questi anni sviluppa interessi verso nuove tecniche e materiali quali l’alabastro a Volterra, il mosaico a Spilimbergo e il vetro a Murano.

Dal 1994 è docente presso l’Accademia Cignaroli di Verona, dove dal 1998 è titolare della Cattedra di Plastica Ornamentale e negli anni 1998-99 e 2002-03 è Vice Direttore. Dal 1996 è corrispondente della rivista “Artigianato”. Nel 2001 fonda con due colleghi la Scuola dì Design approvata dal MIUR. Dal 1989 partecipa, come designer e artista, alle mo­stre culturali della fiera veronese “Abitare il tempo” in qualità di autore e curatore e a manifestazioni nazionali ed estere. Sue opere sono nelle collezio­ni della Fondazione Domus per l’Arte Moderna e Con­temporanea, nelle sedi del Gruppo Manni e della Ditta Biondani a Verona, nel Parco Hotel Bellevue S. Lorenzo a Malcesine, nel parco sculture Ditta Menin a Treviso, nella collezione del Gabinetto Stampe e Disegni del Museo di Castelvecchio a Verona, al MAAM Museo delle Arti Applicate nel Mobile Contemporaneo, Fondazione Aldo Morelato, Villa Dionisi a Cerea (VR), nella Pinacoteca Civica del Comune di Russi (RA), nella Collezione di Cà la Ghironda (Fondazione Martani) Bologna, al MAGI 900 (museo d’arte delle generazioni italiane del ‘900) – Pieve di Cento–BO e in varie collezioni private italiane e straniere.

 

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