Esposizione in corso

Il Gesto, la Trama e la Materia
La pittura pensante di Gloria de Lorenzo

Quando ho chiesto a Gloria de Lorenzo quale fosse il movimento e l’artista che l’avevano impressionata maggiormente in tutta la sua vita, la sua risposta è stata immediata: Alberto Burri e l’Arte Informale. In quel momento, la mia mente è tornata al giorno in cui l’ho vista per la prima volta: sola in un mezzanino in via Portoni Borsari, la stanza era occupata da un enorme telaio e lei era impegnata a tessere teli bellissimi. Erano trame animate da decori che ricordavano Vassilij Kandiskij e Paul Klee. Da allora ho frequentato Gloria per anni, apprezzandone l’abilità artistica, le risposte vivaci e anticonvenzionali; aveva lo sguardo di un’artista che si muove, da sempre, fuori dagli schemi.
La vera sorpresa, oggi, sono i quadri pronti per l’esposizione alla Galleria Spazio 6 a Verona. Davanti a queste opere sorge spontanea una domanda: che relazione possono avere questi dipinti con l’Arte Informale? Che legame c’è con Burri?
L’arte moderna è un’arte intellettuale, pensante, come nessun’altra in passato. Non cerca soltanto di piacere e di rappresentare, ma esige di giustificarsi razionalmente. La pittura diventa informale quando si sottrae al figurativo, alla matematica e alla geometria dell’astrattismo. Tuttavia, questa sottrazione avviene solo in parte: la realtà ritorna sempre. Ritorna attraverso la metafora, i canoni simbolici e quella grammatica percettiva così ben spiegata dalla psicologia della Gestalt. E la realtà ritorna, anzitutto, con la materia: sabbia, cemento, sassi, carta di giornale, legni.
Artisti come Burri, Pollock e Fontana hanno scelto di superare il colore e la forma tradizionale per usare la materia (Burri), l’azione (Pollock) o il superamento della bidimensionalità (Fontana). Ognuno di loro agisce attraverso una composizione: Burri usa teli di juta lacerati, un’iconografia della sofferenza; Pollock usa gocce di colore; con Fontana l’azione si fa gesto, poetica del gesto, lo spazio diventa il dentro e il fuori della tela.
Tornando ai quadri di Gloria per questa mostra, la relazione con l’Informale e con Burri non va dunque cercata in una somiglianza visiva superficiale, ma nella filosofia stessa del fare artistico, nell’armonia della forma. Anche quando l’opera sembra rifiutare la figura, il nostro cervello vi proietta significati e canoni simbolici: è l’inconscio che si fa arte. La sua personalità vivace trova così la sua massima espressione nella libertà dell’Informale: un territorio che rifiuta le gabbie della geometria per dare voce all’istinto, al gesto e alla forza espressiva pura, dove il ricordo si fa metafora del presente.
I quadri hanno spesso un elemento che emerge, netto, dallo sfondo nebuloso, un caos visivo che situa il soggetto rappresentato fuori dallo spazio e dal tempo. La mamma preoccupata col bambino in braccio guarda “pensante” davanti a sé. Dietro il canestro della natura morta lo sfondo, più che un muro, sembra un cielo in tempesta, dove le nuvole si sovrappongono. Due bambini incerti sul ponte pericolante sono protetti dall’Angelo custode, memoria e metafora di un ricordo infantile. Incredibile invece il gorilla, con un’espressione quasi umana, lo sguardo sicuro, forte, orgoglioso, in mezzo a uno sfondo caotico, cioè la sua bellissima criniera leonina ottenuta sovrapponendo disordinatamente i fili dorati della tessitura di un telo di lino antico. Anche i quadri esplicitamente astratti rivelano una vera e propria ricerca plastica, grazie agli strati sovrapposti e ai colori piatti liberamente distribuiti sulla tela.

FONTI: De Vecchi, Cerchiari, Argan, Cacciari.

S.C. Galleria Spazio 6