{"id":1241,"date":"2023-09-23T23:40:36","date_gmt":"2023-09-23T21:40:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.galleriaspazio6.it\/?p=1241"},"modified":"2023-10-10T11:47:18","modified_gmt":"2023-10-10T09:47:18","slug":"ruggero-facchin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.galleriaspazio6.it\/index.php\/2023\/09\/23\/ruggero-facchin\/","title":{"rendered":"Ruggero Facchin"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]<strong>Ruggero Facchin<\/strong><\/p>\n<p><strong>Insonne a cura di Federica Viola<\/strong><br \/>\nOggi le immagini ci avvolgono, in esse ci immergiamo completamente e da esse veniamo catturati. Scompare la cornice e l\u2019immagine diventa spazio immersivo in cui svanisce il medium. \u00c8 ormai aperta la porta che separa mondo reale e mondo iconico. Tempo e spazio non ci appaiono pi\u00f9 definiti. Il primo si disperde nella sua massimizzazione diventando solo il momento presente, il secondo non \u00e8 pi\u00f9 circoscrivibile, contenibile, dominabile ma diventa elemento plurivoco.<br \/>\nEmergono, dunque, rinnovate istanze esistenziali e pretendono risposte che le consuete modalit\u00e0 di approccio non possono offrire.<br \/>\nRuggero Facchin, attraverso la propria arte, indaga in profondit\u00e0 questi aspetti della nostra contemporaneit\u00e0, mostrando nuovi percorsi di armonizzazione.<br \/>\nIn mostra sono presenti quattro serie, realizzate tra il 2017 e il 2023. Esse dialogano fra loro portando con s\u00e9 il medesimo paradigma, ma declinato in modi differenti e cos\u00ec si fanno promotrici di un approccio diversificato e flessibile al reale.<br \/>\nNella serie Sonno Lucido Facchin descrive, sulle tele, corpi levitanti immersi in una dimensione straniante. Sono sentinelle che vigilano sui nostri misteri, ambasciatori di una nuova visione, veggenti che predicono la nostra rivoluzione. Essi si posano sul limen tra dimensione razionale e dimensione irrazionale, tra sonno e veglia, vita e morte, dove gioca il nostro inconscio, si destreggia il bagliore onirico, una virtualit\u00e0 espressiva ancora non domata, che ci parla di Pan, del nostro istinto, che ci suggerisce enigmi la cui soluzione pu\u00f2 dare vita a nuove metamorfosi e costituire la via verso quella spontaneit\u00e0 smarrita di cui l\u2019essere umano inizia ad avere fame assoluta.<br \/>\nNel suo stile l\u2019artista mostra il proprio debito nei confronti della pittura tonale legata alla terra natia ma d\u00e0 rilievo, altres\u00ec, alla dimensione disegnativa, figlia del mondo delle bandes dessin\u00e9es da lui tanto amato. Da esso sono emersi alla sua attenzione artisti del fumetto quali Milo Manara, Hugo Pratt e Moebius. Disattendendo apertamente l\u2019atteggiamento di distanza, tipicamente adottato dalla cultura ufficiale nei confronti del fumetto, egli si lascia ispirare da questa forma d\u2019arte sublimandone la complessit\u00e0 nella propria opera.<br \/>\nNella serie Teste l\u2019artista, reinterpretando in chiave contemporanea la collezione di ritratti di uomini illustri dell\u2019umanista Paolo Giovio, ci accompagna nell\u2019esplorazione dell\u2019identit\u00e0 di personaggi noti del mondo della letteratura, della musica e della filosofia, che lo hanno profondamente influenzato, ma anche di personaggi di fantasia che istintivamente lo scuotono. Egli scruta in profondit\u00e0 il soggetto e, attraverso l\u2019atto espressivo, ne fa emergere unicit\u00e0 e irripetibilit\u00e0. Anche in questo caso la tecnica \u00e8 mista, ponderata in base al soggetto rappresentato. Lo sguardo non \u00e8 definito alludendo ad occhi interiori capaci di smascherare. Pure questi uomini si fanno messaggeri, aruspici, sentinelle. Vibrano in dissonanza, imponendoci una ricerca profonda e faticosa per scoprire un equilibrio tra ragione e istinto. L\u2019impeto dell\u2019atto fisico che ha condotto alla creazione di questi ritratti traspare evidente, l\u2019azione concreta suggella l\u2019incontro dei due lati. La pittura, mentre elude la mediazione ideologica, manifesta la dimensione istintuale, essa \u00e8 l\u2019atto fisico che non sa mentire, mentre mette a nudo l\u2019artista, smaschera chi osserva.<br \/>\nL\u2019identit\u00e0 \u00e8 indagata anche nella serie Ossario in cui l\u2019artista esercita l\u2019azione di ritrarre facendo emergere sembianze insolite, spesso trascurate, camuffate sotto la superficie, ma determinanti. Egli, sempre esplorando il confine tra vita e morte, dopo una visita all&#8217;Ossario di Custoza, inizia un\u2019approfondita indagine sulla fisionomia di alcuni teschi l\u00ec custoditi. Ognuno ha un\u2019identit\u00e0 irripetibile quasi mai sigillata da un nome, e Facchin intende risarcirla dell\u2019esistenza perduta. Sceglie come strumento il disegno, optando per un ritratto che diserti gli schemi accademici e, salvaguardando l\u2019aleatoriet\u00e0 e l\u2019improvvisazione, mostri il risultato dello scarto tra l&#8217;immagine mentale iniziale e la capacit\u00e0 di darle una forma. In questo modo pone l\u2019accento sull\u2019indicibile che trapela dalle nostre scelte ma anche sull\u2019importanza di riconoscere i propri limiti contemplata nell\u2019esortazione gnothi seaut\u00f3n. Opponendosi alla proliferazione iconica e al conseguente processo di dissipazione in atto, l\u2019artista pone in essere un\u2019attivit\u00e0 fabbrile con strumenti tradizionali. La dedizione con la quale muove a uno sforzo non solo mentale ma anche fisico diventa un invito, rivolto a ciascuno di noi, a prodigarci con impegno in un\u2019indagine altrettanto concreta nei confronti di noi stessi, per risvegliare le nostre identit\u00e0 che stanno rischiando di dissolversi nella massa.<br \/>\nNella serie Best Kept Secret, infine, l\u2019andamento si inverte e il disegno interviene a rappresentazione conclusa e perfettamente chiarita anche per l\u2019artista. La sperimentazione si sviluppa attraverso la decompressione di un\u2019accumulazione di stimoli, attuata senza preliminari. Abbandonandosi alla solitudine egli lascia spazio ad un\u2019osservazione non pi\u00f9 solo visiva, ma aperta alla ricezione di impulsi differenziati, attraverso l\u2019utilizzo di tutti i sensi. Per un paio d\u2019anni Facchin cerca di limitare il suo campo d\u2019azione per estendere quello delle ipotesi e radicalizzare un cambio di punto di vista. Lo fa servendosi esclusivamente di tutto ci\u00f2 che gli si manifesta entro il raggio di un chilometro dal luogo in cui dipinge. Il bosco diventa una palestra per esercitare il segno. La flora partecipa all\u2019atto creativo, gli animali diventano modelli di archetipi rappresentativi e, fra tutti, lo scarabeo, che protegge con una corazza le sue parti pi\u00f9 delicate. Anche l&#8217;artista ne ha una, fatta di un linguaggio ermetico che lo difende sottraendolo dagli attacchi di chi subisce il timor panico destato dal suo lingiaggio artistico. Indossando la sua corazza egli ci invita a fare lo stesso per proteggere la fragile dimensione inconscia e con essa il nostro istinto. Nel mondo contemporaneo la razionalit\u00e0 ha provato a soggiogare l&#8217;inconscio ma esso si ribella esponendoci a disturbi che fatichiamo a riconoscere (nevrosi, attacchi di panico, burnout\u2026). Siamo quindi chiamati a ricomporre la nostra identit\u00e0 e diventa essenziale comprendere che esso \u00e8 necessario, \u00e8 il nostro serbatoio di possibilit\u00e0, ci\u00f2 che, sfidando il nostro raziocinio, alimenta la nostra evoluzione.<br \/>\nGli scarabei di Facchin animano gli stessi spazi di frontiera che abita l\u2019insonnia, luoghi enigmatici, densi di simbologie archetipe che stimolano riflessioni introspettive. Coesistono con essi strutture architettoniche ieratiche e tassellazioni con moduli decorativi arabeggianti che suggeriscono arcane allegorie. Attraverso queste rappresentazioni l\u2019artista reclama il ritorno alla dimensione del gioco &#8220;serio&#8221; del bambino, quello che aderisce alla metafisica. Chi schernisce il linguaggio artistico, di fronte ad esso, si trover\u00e0 in debito di ossigeno, non riuscir\u00e0 ad immergersi nell&#8217;abisso di concentrazione necessaria ai giochi impegnativi. Allo stesso modo, chi sottovaluta e segrega la dimensione dell&#8217;inconscio e dell&#8217;istinto \u00e8 destinato a non poter accedere ad una completezza umana che, di fronte alle sfide contemporanee, presto sar\u00e0 indispensabile aver ritrovato.<br \/>\nFederica Viola[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_gallery type=&#8221;image_grid&#8221; images=&#8221;1229,1228,1227,1249,1226,1225,1224,1223,1230,1231,1232,1222,1221&#8243;][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Ruggero Facchin Insonne a cura di Federica Viola Oggi le immagini ci avvolgono, in esse ci immergiamo completamente e da esse veniamo catturati. Scompare la cornice e l\u2019immagine diventa spazio immersivo in cui svanisce il medium. \u00c8 ormai aperta la porta che separa mondo reale e mondo iconico. 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